Ago
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Un'estate fa

Un'estate fa - Racconti Lesbo, Ladylu, lesbo, Mani, Racconti d'agosto, Seni, Ventre

E' accaduto l'estate di un anno fa, quando ancora credevo di poter mentire a me stessa. Avevo appena litigato con Andrea, il mio ragazzo, perché lui non voleva che partissi, ma io imperterrita avevo inviato il curriculum e alla loro chiamata avevo risposto con entusiasmo. Sentivo il bisogno di allontanarmi da tutto e da tutti e farlo lavorando in un paese straniero per un periodo mi era sembrata una buona idea. Giunse il giorno della partenza e, viste le cose che c'eravamo detti io e Andrea, avevo preferito non farmi sentire da lui per un po'. Presi il treno, non senza una buona dose di paura per ciò che mi attendeva, superata tuttavia dal mio bisogno di isolamento. L'albergo che mi accolse, circondato da montagne, era più che grazioso e le persone che ci lavoravano tranquille e corrette, ma io non ero in grado di apprezzare più di tanto la cosa. Le prime due settimane trascorsero nella totale apatia, mi ero quasi pentita di aver preso quella decisione. Lavoravo otto ore al giorno come cameriera ai piani e la sera me ne stavo sola nella mia stanza a leggere. Anche se era ciò che volevo, caddi nello sconforto, forse perché in realtà ciò che volevo non lo sapevo nemmeno io. Abbandonai il libro che avevo iniziato a casa, perché perfino le piccole cose come un libro mi riportavano all'atmosfera che avevo voluto abbandonare. Fu così che smisi di leggere, ma non avendo altro da fare la mia apatia aumentò ulteriormente. Una mattina in cui mi sentivo particolarmente a terra, mentre mi occupavo di rifare le stanze al primo piano sentii dei gemiti, come se qualcuno piangesse, ma all'inizio non ci feci molto caso e continuai nel mio lavoro. Aperta però l'ennesima porta mi trovai praticamente faccia a faccia con la fonte di quelle lacrime. Una donna, seduta sul bordo di un letto disfatto, con le mani sul viso, piangeva disperata.

Questo mi ridestò dal torpore che mi soffocava e suscitò in me una reazione inaspettata. Per un attimo fu come vedermi dall'esterno e questa amara visione provocò anche in me le lacrime. Come estraniata da ciò che mi circondava, mi avvicinai alla finestra della sua camera e guardai fuori. Le lacrime annacquarono alla mia vista gli abeti che ricoprivano le montagne di fronte all'albergo. Completamente immersa nel mio stato d'animo non mi accorsi che la donna seduta alle mie spalle aveva invece smesso di piangere.
Sobbalzai al contatto improvviso di una sua mano sulla mia spalla. Chiusi gli occhi e piansi ancora più forte sentendo quella vicinanza, ma quando lei con voce roca ma dolce mi chiese se stessi bene, non potei fare a meno di voltarmi e abbracciarla senza guardarla in viso. Rimasi a lungo con la faccia nascosta nella sua spalla, mentre lei mi accarezzava i capelli sudati. Il suo tenero e insistente gesto finì col tranquillizzarmi, così alzai il viso e la guardai. Pensai fosse una donna stupenda. I suoi occhi azzurri mi fissavano con stupore, incastonati in un viso angelico, incorniciato da capelli castani. Mi fece sedere sul letto al suo fianco e quando mi chiese perché piangessi io non seppi rispondere. Lei invece mi raccontò nei minimi particolari gli eventi che l'avevano lasciata in lacrime su quel letto. Aveva litigato con suo marito, col quale non si sentiva più legata, sebbene fosse sposata da soli tre anni. Il motivo del litigio non volle dirmelo, cercò solo di spiegarmi il senso di impotenza che provava. Ma io non capii, sebbene il suo caso somigliasse al mio, così, scoppiando nuovamente in lacrime confessò che il marito aveva scoperto la sua inclinazione verso le donne. Per un attimo rimasi atterrita di fronte a tanta sincerità ma non potei fare a meno di ammirarla e di sentirmi molto vicina a lei. Quando però si avvicinò a me e posò le sue labbra sulle mie mi ritrassi di scatto e scappai verso la porta ancora aperta, ma una volta afferrata la maniglia una forza dentro di me mi bloccò. Chiusi la porta e pur con le gambe tremanti decisi di affrontare quella cosa che da tempo mi tormentava. L'amore e l'affetto che mi mancavano erano da parte di una donna. Mi sedetti nuovamente vicino a lei, che sorridendo mi prese una mano e se la strofinò su una guancia ancora un po' umida di pianto. Sentii le palpitazioni che acceleravano. La donna poi condusse la mia mano su un suo seno, che era sodo e accogliente. La terza tappa fu il suo ventre. Mentre strofinava la mia mano tra le sue gambe mi guardava con gli occhi sognanti e le labbra protratte verso di me, ma io ero ancora bloccata dal terrore. Quando però mi afferrò la faccia con entrambe le mani per baciarmi appassionatamente, qualcosa scattò in me. Mi sbloccai improvvisamente ed ebbi l'impressione che la mia paura si sciogliesse come un gelato al sole. Le allungai la lingua in bocca, dove incontrai la sua, che era calda e succosa. Sentii qualcosa come il sangue che mi saliva alla testa e desiderai quella donna, la desiderai con tutta me stessa. La feci stendere e mi misi cavalcioni su di lei. Afferrai le due estremità della camicia che indossava e le strappai via, facendo volare per aria i bottoni. Vidi il suo seno che palpitava sotto il pizzo bianco e la mia voglia di lei aumentò ancora. Strattonai il reggiseno facendo uscire i suoi seni e mi avventai sui piccoli capezzoli, duri come pietre. Lei però mi chiese di chiudere a chiave la porta. Mi alzai e lo feci. Quando mi riavvicinai al letto mi afferrò quasi con violenza e mi sbatté sul letto, dicendo di desiderarmi più di ogni altra cosa. In men che non si dica i miei seni nudi rimbalzavano al ritmo dei nostri movimenti agitati. Nel tentativo fallito di levarsi le mutande, le strappò quasi con rabbia. La mia mano raggiunse quella vagina dalla peluria scura e folta che mi si presentava davanti. Vi infilai due dita, poi tre, poi quattro, mentre lei sopra di me con gli occhi chiusi e il viso rivolto al soffitto gemeva e sospirava. Infilai l'altra mano sotto le mie mutande e presi a penetrarmi. Ero talmente rapita dalla passione, alimentata dai gemiti di lei, che spinsi quasi al punto da far entrare l'intera mano. Sentendo l'orgasmo avvicinarsi, smisi di auto-penetrarmi, perché volevo fosse lei a farlo. Così le presi la mano e la invitai a fare ciò che volevo. Fu così che, penetrandoci a vicenda, fummo rapite da un piacere mai provato prima, immerse in un coro di gemiti. Conclusosi quell'inedito amplesso, mi staccai dal suo corpo sudato e mi sedetti. Ci salutammo velocemente perché io dovevo tornare al lavoro. Durante le successive ore di pulizie, non feci altro che pensare a quanto era accaduto, con tristezza perché ero convinta che non ci saremmo più riviste. Il giorno dopo scoprii che se n'era andata dall'albergo insieme al marito, ma che mi aveva lasciato una lettera alla reception, nella quale diceva di non poter smettere di pensare a me. Visto che per me era lo stesso, mi intristii alquanto, ma alla fine della lettera c'era scritto anche di aspettare sue notizie. E le notizie non tardarono ad arrivare, qualche giorno prima che il mio lavoro lì si concludesse, arrivò un'altra lettera in cui diceva di amarmi. Io sentivo qualcosa di forte per lei, ma soprattutto ero in grado di provare emozioni, cosa che prima di incontrarla non mi riusciva affatto bene. Quindi risposi all'indirizzo che mi aveva lasciato, dicendole quanto fosse importante per me rivederla. Lei mi rispose che dovevo avere pazienza e che stava lasciando suo marito. Passò un anno, durante il quale continuammo a scriverci, programmando il momento in cui ci saremmo riviste. Ed ora io sono qui, nello stesso albergo di montagna ad aspettare che lei faccia la sua comparsa da quell'ingresso, solo che stavolta sono in vacanza. Sono così emozionata che mi tremano le gambe, esattamente come un'estate fa, quando ci vedemmo la prima volta, in quella stanza, avvolte dalle lacrime. Mi è sembrato di sentire qualcuno entrare. Si, sta entrando qualcuno... eccola è lei.

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