Mag
29

Stella: amore di zio.

Stella: amore di zio. - Racconti Incesto, massaggio, sesso orale, tradimento, violento

Sono Fabio e ho 42 anni, questa storia risale a 3 anni fa e ha come protagonisti me e la secondogenita della sorella di mia moglie.
Io e mia moglie ci eravamo sposati molto giovani, ce ne eravamo andati dal nostro piccolo paesino per trasferirci in una città più grande che meglio si adeguasse al nostro carattere: ambizioso, mondano, dandy oserei dire.
Le nostre famiglie erano troppo semplici per capirci.
A noi non bastava il benessere fisico noi volevamo di più.
Trasferitici avevamo trovato un lavoretto ci eravamo iscritti all’università laureati subito e poi io avevo iniziato un’attività di avvocato sempre più brillante e lei era diventata un medico molto stimato.
Eravamo felici. Non avevamo mai voluto figli. Viaggiavamo spesso e non volevamo legami.
Anche nel nostro paesino ci andavamo raramente. La sorella gemella di mia moglie si era invece sposata con un bravo uomo, senza dubbio, ma estremamente semplice e avevano avuto 3 figlie.
Quando erano piccole avevamo ridotto al minimo le visite: i bambini non ci erano mai piaciuti.
Una sera tornai a casa stanchissimo dopo una dura giornata di lavoro. Avevo voglia di una doccia, di cenare e possibilmente di scopare mia moglie. In realtà, lei non sembrava più interessata al sesso come lo era prima. Era parecchio che non ci facevamo una scopata.
Quella sera la vidi allegra e mi disse che aveva invitato a casa sua nipote Stella per il week end (nemmeno mi ricordavo che una delle nostre nipoti si chiamasse così), visto che si era trasferita in una città a pochi km da noi per frequentare l’università di legge.
La cosa non mi esaltò. Avere per casa una poco più che adolescente mi dava sui nervi. Ma tacqui non volevo litigare per l’ennesima volta con mia moglie. E poi, lei mi assicurò, era solo per quel week end.
Il giorno previsto per l’arrivo cercai di tornare a casa più tardi possibile. Le lasciai a cena da sole e verso le 22 decisi di rincasare.
Appena entrato sentii risate provenire dalla sala. Mi dipinsi il sorriso più convincente che mi riusciva sulla faccia e feci il mio ingresso.
Mia nipote si alzò e mi venne incontro: una diciannovenne fantastica. Alta almeno 1.70 (ma mi accorsi che aveva i tacchi), inguainata in un paio di jeans aderenti e una camicetta bianca sbottonata che lasciava vedere due tette belle sode e abbastanza importanti contenute in un reggiseno di pizzo (di questo si vedeva il bordo).
-Ciao zio!- mi disse abbracciandomi.
-Stella! Non ti avrei mai riconosciuta! Sei una donna!-
Si staccò, mi sorrise. I suoi occhioni verdi erano meravigliosi. Si tirò indietro i lunghi capelli neri lisci e tornò al suo posto.
Aveva un culo da urlo.
Chiacchierammo tantissimo.
Si rivelò una ragazza intelligente e ambiziosa. Parlammo di politica e di legge. Era priva di falsi pudori e di finti buonismi o moralismi.
A malincuore seguimmo il consiglio di mia moglie e andammo a letto.
Il mattino dopo mi alzai di buonora e andai in cucina. Elena, mia moglie, dormiva ancora. Ma ci trovai mia nipote in cucina.
Stella indossava una camicia da notte cortissima fatta a canottiera, nera, con i bordi foderati di pizzo rosso. Aderiva sui seni e scendeva poi morbido. Non aveva un reggiseno e i capezzoli premevano contro il tessuto di cotone.
Indossava gli occhiali da vista, rettangolari, con la montatura nera e spessa. Era seduta sul tavolo, cosa che io di solito detestavo, aveva le cosce nude e ben tornite accavallate e i piedi nudi posati su una sedia. Leggeva un giornale.
Non avevo mai visto una scena così sexy. Il mio primo impulso (che ovviamente dominai) fu di sbattermela con violenza su quel tavolo.
Lei si accorse di me –Ciao zio, buongiorno- scese dal tavolo sorridendomi.
-Vuoi un caffè?- le chiesi correndo dietro il bancone per nasconderle l’erezione.
- Grazie! Sì!
Discutemmo di alcune notizie riportate sul giornale. Poi si unì mia moglie a noi.
Passammo un bel pomeriggio in giro per la città e poi portammo Stella alla stazione.
-Vieni a trovarci ancora!- le disse Elena.
E io mi trovai a sperare che quell’ancora venisse accettato di buon grado.
Stella annuì: -Volentieri e grazie di tutto.
Passarono settimane, io mi masturbavo pensando alla scena di quella mattina, immaginando cosa sarebbe successo se non mi fossi lasciato frenare dalla parentela (non di sangue!) che ci legava e dal fatto che mia moglie era di là. Non credo avrebbe reagito bene nello scoprire che mi stavo chiavando la sua nipotina. Eppure mi eccitavo tantissimo, anche a lavoro, nel pensare a Stella.
Un giorno mentre ero impegnato in una pratica mi squillò il telefono: era mia moglie.
-Amore- mi disse –Questo week end Stella vorrebbe venire… è l’unico che ha libero visto che poi inizierà a studiare sul serio. Che ne dici?
Io cercai di mostrarmi indifferente: -Per me non è un problema.
-Un problema c’è- disse lei esitante.
-Ovvero?
-Venerdì notte sono di turno all’ospedale. Torno sabato mattina. Dovrai farle compagnia tu.
Il cuore mi balzò in gola ma cercai di sembrare rassegnato e un po’ seccato.
-Se vuoi le dico di rimandare
-No, tesoro. So che ci tieni a vederla, scusa. Ok, le farò compagnia io.
Mia moglie era raggiante.
Il venerdì pomeriggio Stella arrivò e fu mia moglie ad andarla a prendere.
Quando arrivarono a casa varie ore dopo, Stella ed Elena erano cariche di pacchi.
-Abbiamo fatto shopping, per farmi perdonare del fatto che non ci sarò!- disse mia moglie.
-Sono stanchissima! Abbiamo camminato per chilometri!- fece mia nipote con un sorriso.
Verso le 18 mia moglie ci salutò e andò a lavoro.
-Cosa ti va di fare? Vuoi mangiare al ristorante?- chiesi a Stella.
Lei fece una smorfia: -Dai, mangiamo a casa! Sono stanchissima!
-Okay- dissi io sorridendo. –Vai a fare una doccia e mettiti comoda, così io cucino.
Lei mi abbracciò: -Sei uno zio fantastico!
Sparì per un’oretta.
Preparai una bistecca con l’insalata e stappai un rosso.
Quando tornò indossava un pigiama con canottierina a triangolo e short cortissimi di seta nera. Si intravedeva il sedere, tanto erano corti.
Era a piedi nudi.
Mangiammo a lume di candela. Ridendo e chiacchierando.
Poi stabilimmo di vederci un film.
Si mise davanti alla mia collezione di dvd e mi disse: -Mentre scelgo il film, mettiti il pigiama anche tu, zio!-
Io andai di là, mi lavai velocemente e mi infilai il pigiama.
Quando tornai, Stella era sul divano ad aspettarmi. Il divano era grandissimo, eppure mi si appiccicò addosso.
Durante il film si lamentò spesso del dolore alle gambe, dovuto al troppo camminare di quel pomeriggio.
Finito che avemmo di vedere il lungometraggio, arrischiai una proposta fatta con indifferenza e buonafede (almeno sperai che lei la vedesse così): -Ho fatto un corso di massaggio con la zia e dovrei avere dell’olio se vuoi posso tentare di scioglierti il dolore…
Questa era una cazzata. Elena aveva seguito il corso, io no. Ma qualcosa lei mi aveva insegnato.
-Oh, zio! Grazie!- sospirò Elena.
-Facciamo così: usiamo il tavolo della cucina, deve essere molto rigido il piano dove ti stendi.
Lei si alzò. Andai a prendere dei teli uno grande e uno piccolo.
-Uno usalo per coprirti e l’altro stendilo sul tavolo.
-Mi tolgo gli shorts?- chiese lei.
-Sarebbe meglio: è seta e l’olio macchia.
-Ok.
Me ne andai di là a cercare l’olio. Non vedevo l’ora di toccarla: sapevo che più in là non potevo spingermi ma almeno potevo metterle le mani addosso, finalmente.
Dopo poco tornai.
Aveva lasciato solo il top. Era sdraiata sul tavolo a pancia in giù. L’asciugamani più piccolo era posato sul suo culo favoloso.
Deglutii.
-Eccomi- feci, con la voce roca.
-Sono pronta, zietto- sussurrò.
Inizialmente le massaggiai con l’olio le gambe, poi cominciai piano piano con le cosce. Poco alla volta salivo più su. Avevo il cazzo in tiro e stavo sudando, i suoi mugolii non facevano che eccitarmi il doppio.
-Se divarichi un po’ le gambe, lo zio ti massaggia per bene anche l’interno coscia- le dissi cercando di controllare il tremolio della voce.
Lei obbedì. Le toccai quello che era il punto più caldo che avevo toccato di lei fino a quel momento, ma sapevo che poco più in su c’era un vulcano.
Casualmente inizia a sfiorare più in su. Ma non trovai mutandina. Solo carne pulsante.
-Scusa amore di zio.
-Non preoccuparti, scusa tu. È che non ho mai le mutandine sotto il pigiama- disse lei con la massima tranquillità.
Decisi di rischiare di più: -Sai tesoro, se vuoi posso farti un massaggio totale. Ti farebbe molto bene, ti rilasseresti molto.
-Totale? Cioè dovrei stare nuda?
-Sì, ma capisco che non ti vada! Al massimo, domani chiedi alla zia!...
-Non essere sciocco, sei mio zio. Mica mi vergogno- senza dare preavviso si tolse il top e lo lanciò a terra. Poi si tolse l’asciugamani.
Tutto questo restando sdraiata sulla pancia.
Eccolo lì, quel culo sodo. Tondo. Da leccare e baciare. Mordere. Schiaffeggiare.
Iniziai a massaggiare il collo, le spalle, la schiena.
Poi arrivai al culo. Dulcis in fundo.
Con le mani impastai i glutei. Dita casualmente si infilarono tra le chiappette, casualmente dita stuzzicarono più in giù, sul clito.
Era bagnata, lo sentivo. E ogni tanto si mordeva un braccio per non gemere. Sorrisi.
-Amore, vuoi che ti massaggio avanti?
Non rispose, semplicemente si voltò mostrandomi qualcosa di magico: due tette grandi, capezzoli turgidi, una fighetta depilata.
Mi sorrise: -Fai pure, zietto.
Le massaggiai le braccia, le spalle, poi le afferrai quelle solide, grosse mammelle. Lei arrossiva di piacere e aveva gli occhi velati di passione. Le toccai i capezzoli. Chiuse gli occhi.
Era unta, piena di olio. Uno spettacolo arrapante.
La sua mano stesa lunga il suo corpo dalla mia parte allungò due dita in modo casuale e lievemente mi toccò il cazzo durissimo, solleticandolo. Scesi sulla pancia e poi un dito le accarezzò il pube.
Sembrava davvero un semplice massaggio, con la differenza che noi eravamo arrapatissimi.
Insistevo a toccarle il pube, volevo che aprisse un po’ le gambe: le teneva sigillate. Ma il buon segno era dato dal fatto che le sue dita continuavano a torturarmi il pisello.
Feci pressione e alla fine lei sollevò le gambe e poi le spalancò.
Mi ritirai e mi misi di fronte a lei fingendo di massaggiarle le gambe. Continuava a tenerle alzate e spalancate. Aveva una figa meravigliosa…
-E ora, un massaggio speciale alla mia bambina- senza preavviso le tirai le gambe per avvicinarla a me. Lei diede un urletto sorpreso.
Io mi inginocchiai e le affondai il viso nella figa.
Sapevo che avevo rischiato il tutto per tutto. Ma ero troppo voglioso.
Lei per risposta mi infilò le mani nei capelli e mi attirò verso il centro della sua femminilità.
-Oh, zio… sì… zio…- sussurrava. Io la leccavo e con le dita le allargavo la patata.
Succhiavo il clitoride, la penetravo con la lingua e lei si dimenava forte.
Venne un paio di volte nella mia bocca.
Mi alzai e mi sorrise.
Si sedette sul bordo del tavolo e mi attirò a sé, circondandomi con le sue gambe. Mi baciò con passione.
Poco dopo mi ritrovai a leccarle il seno, a morderle i capezzoli con lei che gemeva forte.
Poi la presi per i capelli e la costrinsi a scendere dal tavolo e a inginocchiarsi.
Mi arrotolai la sua chioma intorno alla mano: -Dai amore dello zio…
Lei mi abbassò i pantaloni e le mutande.
E senza dire niente me lo prese in bocca. Si applicò con la massima serietà e dedizione.
Succhiava il cazzo, leccava le palle e poi invertiva leccando il cazzo e succhiando le palle.
Io la tenevo per i capelli, era una di quelle che spompinava proprio con passione. A un certo punto iniziai a scoparle la bocca.
Poi la sollevai da terra tirandole i capelli senza gentilezza.
La baciai con violenza.
-Sei un vecchio porco, zio- mi sussurrò all’orecchio.
Io annuii sorridendo: -E tu sei una piccola puttanella, nipotina.
Così dicendo la presi in braccio e la sbattei al muro. Mi circondò la vita con le gambe, un braccio stretto intorno al mio collo, con l’altra mano mi prese il cazzo e se lo infilò alla bocca della figa.
-E ora, scopami- disse.
Con un colpo secco le fui dentro.
Gemette aggrappandosi a me.
Le braccia intorno al collo, una mano tra i miei capelli che li afferrava e l’altra che mi graffiava la schiena. Mi mordeva una spalla.
Io la penetrai sempre forte e sempre violento. Poi quando vedevo che stava per arrivare quasi mi fermavo, provocandole frustrazione.
-Sei uno stronzo, scopami!!!- mi urlava.
E io dicevo: -Quando sarà il momento, verrai, zoccoletta.
Alla fine però quando l’avevo quasi ridotta in lacrime la lasciai raggiungere l’orgasmo.
Si aggrappò sempre più forte man mano che si avvicinava.
Mi incitava: -Scopami, scopami!!! Zio ti amo! Scopami! Non ti fermare ti prego!
Quando arrivò mi urlò nell’orecchio. Poi la cullai un po’ contro il muro. Il cazzo ancora in lei. Sentivo le sue pareti vaginali contrarsi. Mi sfilai provocando in lei un gemito di dissenso
Quando si fu calmata la portai, sempre in braccio sul tavolo. La feci sedere e la baciai: -Sei una brava puttanella, amore di zio.
-E tu un porco!... mi piaci e ti voglio ancora… che c’è? Non ne puoi più?- mi stuzzicò
Sorridendole la penetrai con un colpo fortissimo.
Lei gemette ma continuammo a fotterci sorridendoci.
Fu eccitante da morire.
Lei mi guardava, gemeva forte, urlava e mi sorrideva.
Incalzai il ritmo e venne di nuovo con un urlo assurdo.
Ero arrapato da morire.
Con violenza la feci scendere dal tavolo e la misi a pecora.
Con le mani mi aggrappai ai suoi capelli, li tiravo come fossero redini.
-Fammi male! Ti voglio così!- urlava.
E io l’accontentavo. Se non le tiravo i capelli le strizzavo forte le tette o la sculacciavo.
Lei si aggrappava al tavolo e urlava forte. Io la scopavo con violenza e lei godeva come una porca.
Mi chiamava e mi incitava: -Zio!!! Zio!!! Non fermarti, scopami! Sono una puttana, la tua puttana! Scopami, maiale! Sei uno stronzo!!!
Mi stavo sbattendo una diciannovenne, per giunta mia nipote. Avrei dovuto provare disgusto e invece mi trovavo lì a pomparla e a sculacciarla con forza dicendole che stava godendo come una zoccola.
Venne non so quante volte.
Alla fine quando mi sentii vicino la scagliai a terra e le sborrai in faccia.
Poi, da brava nipotina, mi ripulì con la lingua.
Ci facemmo una doccia:la scopai pure in bagno, in piedi contro le mattonelle bagnate di vapore.
Poi la trascinai in camera mia e la schiacciai contro lo specchio, aggrappandomi con le mani al suo collo. I nostri occhi si incrociavano nello specchio.
Non sarebbe stata l’ultima volta, quella zoccola era mia e doveva essere mia ancora. Non sprecammo quella notte a dormire. Scopammo ovunque e in qualunque modo.
Solo verso le 5 costrinsi la mia dolce e vogliosa nipotina ad andare a dormire. Tra poco sarebbe tornata mia moglie.
Stella mi baciò dolcemente: -Ti amo zio, e spero che questo non resti un caso isolato. Io vivo sola, vieni a trovarmi, adduci un impegno di lavoro. Ti voglio ancora. Voglio essere scopata.
Io annuii: -Non sarà l’ultima volta, amore di zio. Lo giuro.
E infatti così fu. Sono passati 3 anni e Stella lavora nel mio studio e sapeste quante riunioni private!!!

Commenti

Ritratto di Francesco
Ritratto di Francesco
Inserito da Francesco il Gio, 06/30/2011 - 13:58.

bel racconto davvero....mi ha intrigato tantissimo...

francesco