Set
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Mia figlia

By Liana // // 3 Commenti // letto 6993 volte
Mia figlia | Racconto erotico incesto

Sono sempre rimasta seduta sulla poltrona. Janet rientra e si porta alle mie spalle, mi abbraccia. "Mamma, Ivan ti piace? È un bel ragazzo? Questa sera sei particolarmente bella. Faresti la felicità di un uomo e, credo, anche di una donna. Cosi dicendo abbassa la testa e poggia la sua calda bocca sul mio collo. Mi da un bacio prolungato. Un brivido percorre il mio corpo. La ringrazio per il complimento. Infila le mani nell'apertura della camicia e le fa scorrere fino a raggiungere le mie tette e preme i palmi sui capezzoli. "Janet, cosa fai?" "Mamma le posso vedere?" "Cosa vuoi vedere?" "Le tue mammelle" La richiesta mi sorprende perché in casa non mi sono mai nascosta ai suoi occhi. Spesso gironzolo nuda per la casa. Glielo dico. "Perché questa richiesta? Perché vuoi vederle? Le conosci. Le vedi sempre. Cosa hanno di particolare questa sera? Sono sempre le stesse" "Mamma, questa sera il tuo corpo e le tue tette in particolare emanano una grande forza magnetica. Vorrei appurarne la causa" Ha ragione. Il mio corpo sprizza magnetismo da tutti i pori della pelle. Solo che era indirizzato verso Ivan. Non riesco a capire perché mia figlia si senta attratta. Accetto a che mi veda le tette e faccio il gesto di alzarmi. Lei mi costringe a stare seduta. Sempre stando alle mie spalle, sbottona e mi sfila la camicetta. I miei seni le si mostrano in tutta la loro stupenda bellezza. I capezzoli liberi, colpiti dall’aria fresca, si inturgidiscono. Un languore colpisce il mio basso ventre. I stupendi globi sono davanti ai suoi occhi. Le guarda stando alle mie spalle. Non posso vedere il suo viso perché non oso sollevare la testa per guardarla. Per la prima volta mi sento strana a stare con le tette in fuori sotto lo sguardo di mia figlia. Provo vergogna. "Mamma, sono stupende, hai delle meravigliose poppe. Posso toccarle?" Una richiesta che mi sciocca. La ragione dice di no. Invece con una voce esile le rispondo di sì, che può farlo. Avverto le sue mani che scendono, carezzandomi, dalle spalle, lungo il petto fino a chiudersi sulle rotondità dei miei seni. Preme le sue mani contro le mie tette schiacciandole. Con le dita afferra i capezzoli e li strizza, li torce. I capezzoli si induriscono. Un gemito sale dalla mia gola. La figa fluidifica ed i liquidi colano lungo le cosce. "Janet, cosa stai facendo?" "Mamma, che bellissima sensazione. Posso baciarle?" "Cosa vuoi baciare?" "Le tue splendide mammelle. Desidero succhiare i tuoi capezzoli cosi come facevo da piccola" La morale dice no. Non può baciarle. La libidine mi spinge a dirle che può farlo. Mi fa alzare; mi fa indietreggiare verso il tavolo; china la testa sul mio petto e posa la sua calda bocca su una mia tetta e la bacia. Lecca l’aureola intorno al capezzolo. Sposta le labbra sul capezzolo e lo fa sparire all’interno della bocca. Succhia come una bambina affamata. Con l’altra mano, tenendolo tra l’indice ed il pollice, strizza l’altro capezzolo. I miei gemiti diventano mugolii di piacere. Sento una mano scendere lungo la coscia. La gonna si solleva e la mano si intrufola fra le mie gambe. Raggiunge la folta peluria. Le dita cercano la strada della vagina. La trovano. Allargo le gambe per facilitare l’accesso. Le dita si introducono fra le grandi labbra e trovano le piccole labbra: le accarezzano, le titillano; poi salgono su fino ad incontrare il clitoride. Lo stringono, lo solleticano. Sono preda della libidine. Incomincio a lanciare delle piccole grida. La mia fica è un cratere in eruzione. Lava di liquidi escono dalla mia vagina e colano lungo le mie gambe. Non resisto. Cerco di divincolarmi. Non ci riesco perché non voglio. Mi spinge contro il tavolo e mi costringe a stendermi su di esso. Stacca la bocca dalla tetta. Mi solleva la gonna sulla pancia. Mi fa allargare le cosce. China la testa e incomincia a leccarmi l’interno delle cosce. Parte dalle ginocchia e scende verso il centro della congiunzione delle gambe fino ad arrivare alla vagina. La sua bocca incontra le labbra della mia micetta. La sua lingua penetra la mia vagina e muovendosi con la velocità di una saetta ne esplora tutte le pareti. Lecca tutto quello che trova sul suo cammino. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Colano nella bocca di Janet che li ingoia tutti senza perderne nemmeno una goccia. La sua bocca si sposta e va in cerca del clitoride. Lo trova, schiude le labbra e lo accoglie al suo interno. Lo stringe tra i denti, lo lecca, lo succhia. Lo sento indurirsi e crescere. Mi fa un pompino. Con le dita della mano mi penetra la vagina e mi chiava. Con l’altra mano cerca la mia uretra e la strizza. Eiaculo. Lancio un grido spaventoso. Un grande orgasmo si riversa nella bocca di mia figlia. Porto le mani sulla sua testa e la premo contro di me. Allento la presa delle mani ed esausta giaccio sul tavolo. Erano anni che non facevo sesso. Mia figlia mi ha scopato, mi ha fatto godere ed a me è piaciuto. È stata una maestra del piacere. Quell’amplesso ha fatto emergere una parte di me che è stata sempre nascosta. Ora capisco il perché avverto languori allo stomaco quando le donne mi guardano. Farsi fottere da una donna non è poi cosi brutto. Anzi è molto piacevole. Non sono lesbica. Il desiderio di essere posseduta da un uomo non si affievolisce minimamente. Chissà se anch’io posso dare piacere ad una donna. Un mezzo per saperlo c’è. Scendo dal tavolo. Guardo mia figlia che è seduta sul divano. La prendo per mano. La faccio alzare e la conduco in camera da letto. La spoglio fino a trovarmela davanti completamente nuda. È magnifica. È una donna. Ha un corpo splendido. In lei vedo me stessa. I suoi seni sono prominenti ed armoniosi. Non hanno bisogno di reggiseno. È una terza taglia. Reggono benissimo alla forza di gravità. I capezzoli sono due nocciole. Le aureole che li circondano sono più scure delle mie. Ha due lunghe gambe su cui sono poggiati due stupendi rotondi glutei. I capelli sono lunghi lisci e castani come pure sono castani i suoi occhi. È alta: forse di qualche centimetro più di me. Un ventre piatto. Fianchi larghi. È una perfetta scultura. La faccio stendere sul letto. Mi sfilo la gonna e mi distendo al suo fianco. Mi giro su di un lato e poggiandole la mano su una tetta le chiedo chi le ha insegnato a dare piacere ad una donna. "È stata la madre di, una mia amica" "Come è avvenuto?" "Ci ha sorprese mentre, nude ci accarezzavamo e ci baciavamo. Invece di arrabbiarsi ci ha proposto di farci conoscere i segreti del sesso tra donne. Abbiamo accettato. Da allora, non abbiamo più smesso. Continuiamo a frequentarci, qualche volta mi incontro con la madre da sola e qualche volta lo facciamo in tre. Sono delle stupende amanti. Mai un uomo ha partecipato ai nostri giochi. "La tua amica, con la madre, lo fa anche quando non ci sei tu?" "Sì! Loro fanno sesso tutte le notti" "È una bella donna?" "Si! Lo è. Ed è anche ben fatta" "La posso conoscere?" "Certamente! Te la farò conoscere. Ad una condizione" "Qual è?" "Devo assistere, alla vostra prima scopata" "Chi ti dice che faremo sesso" "Il fatto stesso che vuoi conoscerla. Ora che sai cosa significa fare sesso tra donne vuoi provarci con qualcuna che non sia tua figlia. Comunque se non sarai tu, sarà, certamente lei a chiavarti. Da quando le ho parlato di te non vede l’ora di conoscerti. Una sola cosa ti chiedo: non farmi ingelosire. Tu sei solo è unicamente mia" Che figlia troia che ho. Accetto. Nel frattempo la mia mano trova il suo capezzolo. Lo prendo tra le dita e lo strizzo. Lei emette un grido di dolore misto a piacere. Mi metto a cavalcioni sulla sua pancia e afferro anche l’altro capezzolo e li tormento entrambi. Sempre strizzandole i capezzoli mi abbasso verso la sua bocca e le do un bacio sulle labbra che prontamente schiude. Insinuo la mia lingua dentro la sua bocca e vado alla ricerca della sua. La trovo e incomincio un lungo duello che termina solo quando entrambe non abbiamo più aria nei polmoni. "Mamma, non ho mai avuto un bacio così, da mozzafiato" "Figlia mia, nemmeno io" Mi lancio in una lunga serie di baci e di leccate. Le fotto l’orecchio con la lingua; le mordo il collo, i muscoli trapezoidali. I capezzoli sono dei succosi frutti di bosco. Li mordo, li lecco, li succhio. Le mammelle subiscono il contatto esperto della mia lingua. Mugola. Geme. Sempre cavalcando il suo corpo, lentamente, senza smettere di baciarla, scendo verso la sua vagina. Le faccio allargare le cosce in modo tale che la sua micina appaia in tutto il suo splendore. Ha una figa con le grandi labbra molto grosse ed é completamente depilata. Scaravento la testa sulla sua ellisse. Con la lingua la penetro e vado in cerca delle piccole labbra, le trovo, le succhio, le sento gonfiarsi e pulsare. Sono violacee. Le penetro l’orifizio vaginale. Cerco di raggiungere l’utero con la lingua. Non ci riesco. Lancia un urlo di piacere. Dalla sua vagina monta una valanga di umori che colano nella mia bocca come nettare da un boccale d’oro. Non ne perdo una goccia. Vado in cerca del clitoride. Lo trovo e lo accolgo nella mia bocca. Gli do una serie di morsi e poi incomincio a succhiarlo. Lo sento indurirsi e crescere nella mia bocca. Raggiunge le dimensioni di circa 5 cm. Le pratico un pompino. Lecco e succhio fino a quando non la sento gridare di nuovo. Solleva il bacino come se volesse, con il clitoride, penetrare la mia bocca più in profondità. Lecco i suoi umori fino a prosciugarla. Mi alzo e mi stendo su di lei. Cerco la sua bocca e la bacio trasmettendole i suoi stessi fluidi. Mi lascio andare al suo fianco. "Ti è piaciuto? Sono stata brava?" "Mamma, dici che è la prima volta che stai con una donna?" "Sì!" "Sai cosa ti dico, per essere la prima volta, tu mi hai dato più piacere della madre della mia amica che è una esperta" "Figlia mia le dilettanti a volte ci sanno fare più delle professioniste" "Mamma, baciami e poi lo facciamo di nuovo, ma questa volta godendo insieme" Le diedi un lungo bacio in bocca. Mia figlia sale a cavalcioni su di me dandomi in visione le sue spalle ed i suoi stupendi glutei. Capisco cosa vuole fare e mi preparo ad accoglierla. Porta il suo culo sul mio viso. Allarga le cosce e mi offre la sua vagina. Anch’io allargo le cosce e offro alla sua bocca la mia carnosa vulva. Ci lanciamo in un impetuoso e frenetico 69 non disdegnando di dare qualche leccata anche ai reciproci buchetti del culo. Raggiungiamo un infinità di orgasmi. Esauste, con la libidine scaricata, ci accasciamo l’una tra le braccia dell’altra. "Janet, sai cosa abbiamo fatto?" "Certo! Abbiamo fatto sesso. A me è piaciuto molto. È da tempo che desidero farlo con te. Il tuo corpo mi ha sempre attratto. Quando ho visto la mia amica scopare con la madre mi sono convinta che anch’io potevo scoparti. Che potevo appagare il mio forte desiderio di stringerti, nuda, tra le mie braccia; di baciare la tua bocca; succhiare le tue tette e, soprattutto, baciare la tua figa e succhiare il tuo clitoride. Non sei mia madre. Sei una bellissima donna e sono innamorata di te. Miriam ti amo" Non mi ha chiamato mamma. Mi ha chiamato con il mio nome. "Bambina mia, noi siamo madre e figlia e questo si chiama: incesto" "Mamma, quando ti ho scopato ti è piaciuto?" "Sì!" "Anche a me è piaciuto quando mi hai fottuta. Lasciati andare. Amami come ti amo io. Vedrai ci divertiremo" "Di questo ne sono convinta" La stringo contro il mio petto e ci addormentiamo. I giorni trascorrono. Gli amplessi con mia figlia sono continui e sono sempre più piacevoli. Janet è una meravigliosa amante. Ha ragione. Le appartengo.

Commenti

Ritratto di luciano
Ritratto di luciano
Inserito da luciano (non verificato) il Mer, 07/28/2010 - 08:11.

i racconti di incesto,mi affascinano molto,più sono proibiti,più sono eccitanti.
vorrei dire grazie ha tutti quelli che pubblicano questo genere di racconti.Grazie

Ritratto di tonetti
Ritratto di tonetti
Inserito da tonetti (non verificato) il Mer, 08/25/2010 - 20:46.

sei stata brava mi hai fatto ecceitare

Ritratto di anonimo
Ritratto di anonimo
Inserito da anonimo (non verificato) il Gio, 05/05/2011 - 15:18.

sei stata magnifica non è da tutti sia uomini che donne fare sesso con una donno continua mia hai fatto eccitare quasi quasi ne faccio una anch'io fatte sentire