Dic
30

Riparazioni domestiche

By freddy27 // // 0 Commenti // letto 7688 volte
Riparazioni domestiche - Racconti Etero, vicina di casa

Era piena estate, faceva molto caldo ed io ero costretto a star solo a casa perché gli esami universitari mi costringevano a enormi sacrifici; mai avrei pensato che avrei rimpianto in seguito quei meravigliosi giorni.
Vivevo con mia madre, ma lei aveva raggiunto mio fratello al mare ed io ero rimasto solo in città; la cosa non mi dispiaceva perché potevo studiare tranquillamente e poi d’estate ho sempre amato girar nudo per casa, in realtà indossavo solo un paio di calzoncini di cotone senza mutande e una t-shirt così da potermi toccare quando avevo voglia.
Ero in un periodo di magra con le donne e quindi ero eccitatissimo, mi accontentavo di vedere qualche film porno e mi smanettavo in attesa di tempi migliori.
Una mattina dopo colazione e una rinfrescante doccia sentii bussare alla porta. Era la signora Luisa che abitava di fronte. La signora Luisa era una vedova quarantacinquenne che viveva sola perché i figli erano sposati; devo ammettere che era una donna molto formosa e a me, giovane ventenne, non dispiaceva l’idea di potermela scopare. La aiutavo spesso perché sapevo che era sola e poi essendo molto carina spesso riuscivo a vedere un po’ del suo splendido corpo.
La cosa migliore di lei era il grosso seno prominente e sodo, era una buona quinta. I mammelloni che aveva erano stati spesso oggetto delle mie seghe ma anche il suo gran sedere non era male. Si diceva che la signora era una donna insaziabile e da quando era morto il marito mal celava la sua voglia di sesso, anche se però nello stesso tempo non aveva mai avuto il coraggio di cercarsi nessuno.
Comunque quando aprii la porta vidi un espressione di sconforto nel suo viso e la cosa mi preoccupò non poco. "Cosa è successo signora? - le dissi. E lei un po’ trafelata mi rispose: "Scusa Franco se son venuta a disturbarti ma mi è successa una cosa antipatica, ho la tapparella in camera da letto bloccata e avrei bisogno di una mano per sbloccarla". Ero un po’ infastidito perché avevo ancora molto da studiare ma vedendo la signora Luisa avvolta da una vestaglia di cotone che mal conteneva il suo grosso seno, mi consolai pensando che avrei potuto approfittare per sbirciarla un po’ mentre mi aiutava.
Presi la cassetta degli attrezzi e andai da lei; in effetti la riparazione avrebbe richiesto pochissimo tempo, ma volli trattenermi un po’ con l’intento di potermi godere un po’ dello spettacolo che lei involontariamente mi stava offrendo.
Iniziai a smontare l’ingranaggio della tapparella e sbloccai il filo, facevo tutto con molta calma e nel frattempo per poterle guardare nella scollatura facevo cadere apposta qualcosa per poi chiederle di raccogliermela.
In questo modo lei nel chinarsi mi dava la possibilità di sbirciare nella scollatura, il seno era grosso e aveva due capezzoloni scuri e turgidi. La cosa mi creava imbarazzo perché indossando solo i pantaloncini senza slip, il mio cazzo era evidentemente duro e la cosa si notava molto.
Lei sembrava non darci peso anche perché essendo io di spalle non poteva vederlo, mentre armeggiavo con la tapparella lei si lamentava della sua vita da vedova e parlava del marito e delle attenzioni che lui aveva nei suoi confronti.
Finii di riparare la tapparella e provai ad alzarla ed abbassarla più volte per verificare che non si bloccasse di nuovo, chiesi anche a lei di provare e non potete credere quanto fosse bello perché nell’atto di alzare e abbassare la serranda, la vestaglia si apriva e io potevo scorgere buona parte del suo magnifico seno.
A quel punto ero sudatissimo e sporco di grasso, perciò chiesi se potevo andare in bagno e lei mi accompagnò ringraziandomi ancora e dicendomi: "Non hai idea Franco quanto ti son grata, ti preparo un caffè per ringraziarti credo che lo gradirai". Io intanto mi chiusi in bagno per placare il mio cazzo che era paonazzo e duro; lo smanettai un po’ ma poi mi sembrò un peccato non approfittare e sbirciare tra la biancheria del cesto dei panni sporchi. Lì trovai un paio di tanga rossi, mi ci strusciai il cazzo sopra e le annusai ben bene, poi uscii dal bagno e mi avviai in cucina, mi posi accanto a lei mentre preparava la caffettiera e il suo seno era sempre ben evidente all’interno della vestaglia.
Mentre il caffè era sul fuoco iniziai a chiederle come stava e lei iniziò nuovamente a lamentarsi della sua situazione, dei figli che non la andavano a trovare spesso e di quanto le mancasse il marito fino al punto che si commosse.
Capii che era il momento giusto di agire, mi avvicinai a lei e le accarezzai una spalla, questo gesto così amichevole la spinse ad abbracciarmi, il sentire il suo caldo seno contro il mio corpo mi eccitò non poco e mi rese più audace.
Iniziai allora ad accarezzargli il braccio mentre lentamente mi avvicinavo al seno, la sentii sospirare ed allora pur temendo un ceffone le strinsi nella mano una tetta da sopra alla vestaglia. Fu bellissimo, era morbido e tra le dita sentivo il capezzolo duro e turgido, lei mi lasciava fare poi ad un certo punto alzò lo sguardo e disse: "Ma Franco no, dai che stai facendo?" Ed io di tutta risposta: "Oddio mi perdoni signora". Mi scostai e arrossii.
Lei si ricompose e tutta arrossita mi offrì la tazza di caffè. Bevemmo in silenzio, eravamo uno di fronte all’altro molto imbarazzati; preso il caffè feci il gesto di alzarmi ma lei mi bloccò il braccio per non farmi alzare.
Mi disse a quel punto: "Franco ciò che è successo prima mi ha molto sconvolto, non pensavo che potesse accadere, ma lo ammetto mi è molto piaciuto". Mentre diceva questo giocherellava con la vestaglia e apriva le cosce, non potei non notare che aveva un perizoma da cui fuoriuscivano i peli della sua fica. Giocando con la cinta della vestaglia fece in modo di slacciarla e il seno fuoriuscì. Era stupendo e a quel punto non potei che allungare le mani per toccare le sue meravigliose tette.
Lei mugolava di piacere mentre allungava una mano per tastarmi il cazzo ancora nei pantaloncini; lo tirò fuori e iniziò a smanettarlo furiosamente. A quel punto mi alzai e anche lei e andammo sul divanetto posto in soggiorno, lei sdraiata ed io sopra di lei; le leccai e morsi il seno e i suoi mugolii divennero urla di piacere.
"Che troia, che troia" urlava nel mentre io baciandole il seno le ficcavo una mano nelle mutande, la fica era fradicia di umori a riprova che da troppo era stata lasciata sola.
Decisi di farla eccitare ancor di più perciò con la lingua le esplorai la fica tenendola aperta con due dita; era rosa e bagnata, lei mi teneva la testa accarezzandomela, poi mi girai in modo che anche lei potesse prenderlo in bocca, lo succhiava con avidità e quando stavo per venire tentai di spostarmi ma lei niente lo ficcò ancor di più in gola per suggerne tutti gli umori. Venni in modo copioso nella sua bocca tanto che tossì.
Era stupenda con indosso ancora la vestaglia da cui fuoriuscivano i grossi seni; la feci sdraiare di nuovo e le andai sopra, sentivo il mio cazzo nella sua fica umida, un po’ stretta per la troppa astinenza, lei godeva e ripeteva il mio nome.
La penetravo a colpi alterni, prima forte e poi piano, e la cosa le piaceva non poco, lo notavo da come mugolava, fin quando non venni di nuovo.
Ci lasciammo andare uno sull’altro restando così un po’; poi lei tornò a giocare con il mio cazzo, lo leccava con ingordigia e lo metteva tutto in bocca, fino a che non tornò turgido, fu in quel mento che mi disse di volerlo sentire dietro, perciò si girò e mi offrì il suo magnifico sedere.
Io per prima cosa le leccai il buco del culo che era già umidissimo poi le infilai dentro il cazzo, spingendo con forza, dopo una breve resistenza lei inarcò la schiena a riprova che la cosa le piaceva.
Più spingevo e più lei godeva, fu bellissimo; poi squillò il telefono, era la figlia e mentre lei le raccontava l’accaduto io la palpavo. La cosa non le dispiaceva anzi mi offrì il culo che io prontamente le leccai, chiuse il telefono e prendendola da dietro le infilai il cazzo nella fica mentre con le mani le strizzavo i grossi seni. Venimmo insieme ormai eravamo stravolti perciò decidemmo di lasciarci per un po’ con la promessa che la sera ci saremmo rivisti. Lei era impegnata ad assistere l’anziano padre e sarebbe rientrata solo nel tardo pomeriggio.
Ci lasciammo con un bacio e la promessa di rivederci in serata.