Ott
14

L'amica di mia figlia

L'amica di mia figlia - Racconti Etero, orgasmo, seno, tradimento

Elisabetta frequentava casa mia da anni, in qualità di migliore amica della mia figlia minore, Serena. Ma mai avevo provato quello che provai quel pomeriggio d’estate di 12 mesi fa.
Ero nel mio giardino, a bordo piscina, mentre le due ragazze (19 anni mia figlia e 23 Eli) giocavano in acqua.
Non era mia figlia, ovviamente, la responsabile del gonfiore nel mio costume, ma la sua amica.
Elisabetta era una ragazza (donna) prosperosa, con due belle tette grandi e sode e un bel culo tondo. Aveva anche due fianchi procaci che in quel momento mi suggerivano tutta una serie di fantasie roventi.
Quando Serena, esile e dal corpo infantile, si buttava scherzosamente sull’amica per tirarla sott’acqua, avevo visto il seno di Eli sbucare dal costume a triangolino, forse un po’ troppo piccolo. Facevo finta di nulla, per non destare sospetti ma avrei voluto raggiungerla e scoparmela. Preferibilmente, senza Serena intorno. O mia moglie, che era in casa.
Mentre la guardavo e fantasticavo, mi decisi a girarmi sulla pancia per non osservarla ancora e mi addormentai.
Non seppi quanto tempo trascorse. So solo che alcuni schizzi d’acqua mi risvegliarono.
Mi voltai e vidi Elisabetta, in costume, seduta sul bordo della piscina che mi lanciava l’acqua addosso.
Mi sedetti: - Eli! Mi hai svegliato!
- Sì, signor Franco. Rischia un’ustione, ha notato com’è caldo il sole?
Io annuii. In effetti, la schiena mi bruciava.
- Dov’è Serena?
- Sua moglie ha detto che Sere aveva una visita dal ginecologo. Visto che non avevo un ricambio, mi hanno lasciato qui.
- Non poteva prestarti qualcosa Serena?
- Dubito che i suoi abiti mi vadano! - esclamò ridendo.
Io risi a mia volta.
Poi capii che eravamo soli in casa. Fui terrorizzato dal pene che si induriva al solo pensiero.
- Non torni a casa? - le chiesi subito.
- I miei non ci sono. Sua moglie ha detto che, siccome sarei rimasta sola, posso cenare qui - e accorgendosi della mia espressione aggiunse - se lei è d’accordo.
- Sì, certo!
- Entriamo in casa? Inizio a sentire troppo caldo… - mi disse lei.
Annuii e rientrammo.
Entrambi in costume ci sedemmo sul divano.
- Vuoi un caffè? - le chiesi, per mettere distanza tra noi.
- Sì, ma vado io a prepararlo.
Si alzò e si allontanò. Io rimasi a fissare quel culetto meraviglioso che dondolava verso la cucina, finchè sparì.
Mi toccai il cazzo: durissimo. E mi faceva male.
- Signor Franco? - mi chiamò Eli – può venire un attimo?
Io andai.
- Dimmi.
- Mi prende il barattolo del caffè? È troppo in alto, non ci arrivo.
Si spostò per lasciarmi passare. In effetti, noi in famiglia siamo tutti piuttosto alti, perciò, Eli era svantaggiata essendo tanto piccola.
Presi il barattolo e glielo passai, nel fare questo notai che il pezzo di sopra del costume si era totalmente spostato. Il seno era fuori. Gli occhi mi si spalancarono per la sorpresa e si scurirono per l’eccitazione.
- Elisabetta… ehm… il costume si è spostato… - dissi rocamente.
Lei abbassò gli occhi.
- Già, sa è di Serena, mi sta piccolo - rispose tranquillamente. E mi fissò. Si passò la punta della lingua sul labbro.
- Non ti sistemi?
- Certo… Ma potrebbe sistemarmi lei? Ho le mani occupate - mi disse mostrandomi il barattolo in una mano e la moka nell’altra. Sorrise, sfidandomi. Ovviamente, avrebbe potuto posare le cose e aggiustarsi. Ma mi stava provocando.
Io deglutii
- Come? - ero confuso e arrapato.
- Beh… se si vergogna, lo farò dopo da sola.
Mi avvicinai. Le presi il seno con una mano e con l’altra aggiustai il triangolino per rimetterglielo dentro.
Nel farlo ebbi cura di toccarle il capezzolo, duro come pietra. Era arrossita. Ma non per vergogna.
- Ecco fatto - dissi, allontanandomi di qualche metro. Mi sedetti sul tavolo.
Come nulla fosse Eli preparò il caffè.
- Le piace forte?
- Sì.
- Bene - lo mise sul fuoco. Si voltò.
- Hai di nuovo le tette di fuori - le dissi. Stavolta senza pudori.
- Che palle! - esclamò. Si tolse il reggiseno e me lo gettò dietro.
- Colpa sua se ha una figlia con le tettine! - mi rimproverò ridendo.
- Colpa tua che hai delle tette clamorose! - le dissi, buttando a terra il pezzo di sopra del costume.
Lei se le prese con le mani e se le strinse.
- Non crede siano troppo grandi?
- Sono perfette!
- Mmm… vorrei fossero più sode!
Io risi.
- Sono sode, secondo me!
- Dice?
- Beh… a vederle.
- Sì, ma al tatto?
- Non saprei! Prima le ho solo sfiorate! - mi piaceva quella conversazione. Ma ero preoccupato: se mia moglie e mia figlia fossero tornate e ci avessero visto in cucina così?
Lei mi si avvicinò.
- Tocchi!
- Come?
- Tocchi, mi dia un parere! Lei è un medico no?
- Sono un cardiologo, non mi occupo di seni! Ma va bene - scesi dal tavolo e le afferrai le mammelle.
Le palpeggiai a lungo. Col pollice le toccai i capezzoli. Glieli pizzicai tra pollice e indice.
Lei sospirò forte. Si morse le labbra.
- Sono stupende! Sode, morbide… sembrano anche avere un ottimo sapore…
- Le assaggi…- sussurrò, infilandomi le dita tra i capelli.
Non me lo feci ripetere due volte. La sollevai e la piazzai sul tavolo, dove prima c’ero io.
Le presi un seno in bocca, lo succhiai, leccai, morsi.
Lei gemeva e lanciava urli.
Una sua mano mi afferrò il pacco.
- Eli! Se tornano?
- No, l’ho svegliata appena sono uscite alle 15, e l’appuntamento ce l’avevano alle 17. Abbiamo tempo!
- Mi hai svegliato apposta, eh, puttanella? - le chiesi divertito.
- Quando l’ho vista che mi guardava in piscina, non ho pensato ad altro! Mi scopi signor Franco!
- Succhiami il cazzo, piccola! - le dissi, tirandola giù dal tavolo e mettendola in ginocchio.
Lei mi calò il costume e lo prese. Lo leccò come un gelato, poi se lo mise in bocca. Giocherellò con le palle. Io iniziai a scoparle la bocca: era calda, umida… come immaginavo fosse la sua fighetta.
La sollevai di nuovo e la misi sul tavolo. Le tolsi le mutandine e le misi subito un dito dentro.
Lei sussultò, poi gridò.
- Sì, mi piace!
Senza smettere di penetrarla col dito, mi allungai a spegnere il fuoco sotto la caffettiera.
Lei era un lago di umori e si agitava seguendo il ritmo del mio dito. Arrivò all’orgasmo così, col mio dito dentro, urlando e aggrappandosi al tavolo.
– Signor Francooo, continuiii!
Quando gli ultimi spasmi l’abbandonarono mi sorrise.
Io ricambiai e andai a leccarla lì giù; era bagnata, fu facile penetrarla con la lingua e farla venire di nuovo. Nella follia naturale dell’orgasmo, mi tirò i capelli e mi spinse con la faccia ancora di più contro di sé e poi spinse con i piedi contro le mie spalle. Mi fece male, ma non mi importava. Urlava e mi chiamava in modo così seducente che anche il dolore mi eccitò.
- Voltati! - le dissi, perentorio, senza nemmeno darle il tempo di riprendersi dalla valanga emotiva che l’aveva appena colpita. Lei scese dal tavolo e obbedì. Io la feci stendere con la faccia sul ripiano di legno, facendole formare un perfetto angolo retto.
- Hai un culo da favola, Elisabetta!
- Grazie, signor Franco - sussurrò.
Le allargai le gambe e le entrai nella figa. Gememmo insieme. Entravo e uscivo lentamente, lei si lamentava per il piacere. Le afferrai un seno e con l’altra mano mi aggrappai al suo fianco prosperoso. Affondai ancora.
- Bellissimo… è… bellissimo…- balbettò.
- Lo so.
Incalzai il ritmo, sempre più veloce. Ero talmente violento che la tavola si spostava, seguendo il mio pompare. Elisabetta urlò furiosamente.
- Mi scopi, signor Franco! Il suo cazzo! Il suo cazzo!
- Cosa è il mio cazzo, puttanella?
-E’ meraviglioso! La prego, non si fermi! Sto venendo, vengo vengo, vengo, vengooo!
A mia volta venni, gridando. Dal piacere che non riuscivo a contenere le tirai i capelli, facendole andare la testa indietro, verso di me. Le infilai un dito nel culo, regalandole un ultimo spasimo.
- Sei spettacolare!
- Lei lo è! -
Mi tolsi da lei, la voltai e la baciai in bocca.
- Vestiti ora, piccola. E stasera dormirai qui - le intimai schiaffeggiandole il culo.